TERRORISMO: UN RITORNO AL FUTURO

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TERRORISMO: UN RITORNO AL FUTURO

Non è del tutto paradossale il fatto che, corrispondentemente alla sconfitta militare di ISIS, cresca in modo indiscriminato e costante l'azione terroristica. Non solo perché è quasi un automatismo che, dalla distruzione delle organizzazioni militari, si passi alla articolazioni di organizzazioni militanti, cioè che la sconfitta trasformi i soldati in terroristi.

Tuttavia la questione politica è anche altra.

Al Qaeda e ISIS avevano raggiunto un equilibrio, lasciando il terrorismo ad Al Qaeda e l'azione militare all'esercito dello Stato Islamico. Una sorta di accordo che regolamentava un conflitto presente da sempre nell'ultima versione del terrorismo di matrice araba ed islamica.

Lo scontro, o meglio la differenza, era sempre stata presente nei rapporti storici tra Bin Laden e il giordano Al Zarqawi, che come è noto è il padre politico e teorico di ISIS.

Il primo, a modello di tutti i movimenti arabi, voleva mantenere una rete di integrazione dell'intero continente arabo, stringendo sempre più le nazioni e cercando di evitare costantemente una pur minima occidentalizzazione. Le bombe messe a ripetizione in Egitto da Al Qaeda avevano sempre lo stesso significato: venivano fatte esplodere ogni volta che quel paese tentava un avvicinamento all'Occidente. Alla fine della sua vita, poco prima di essere preso, forse preso proprio per questo, Bin Laden voleva trasformare Al Qaeda in movimento politico e si preoccupava del consenso degli adepti, come evidenziato dalle mail trovate nei suoi computer.

Al Zarqawi è sempre stato per una scelta territoriale, per uno Stato che assorbisse tutti gli altri, possibilmente scindendo i Sunniti dagli Sciiti, errore che Bin Laden non avrebbe mai commesso. Il Leader di Al Qaeda era infatti perfettamente convinto che la rottura all'interno del mondo islamico avrebbe contrapposto una nazione all'altra e avrebbe indebolito la forza del continente integrata da Al Qaeda.

L'attentato in Bangaldesh, più che quello in Turchia, dipinge un ritorno dell'ISIS alla strategia terroristica, sopra e spesso contro le organizzazioni locali affiliate ad Al Qaeda, che proprio in Bangadlesh sono molto presenti.

La consecuzione ripetitiva degli attacchi dell'ISIS, ed anche la loro frequenza, mostra il tentativo di quel movimento di riprendere la sua egemonia politica e la sua supremazia militante nel mondo confuso e anche abbandonato dei gruppi terroristici territoriali assemblati.

Uno scontro latente tra Al Qaeda e ISIS, che avviene sempre più nel momento in cui lo Stato Islamico perde la sua fisicità e acquista di nuovo una funzione immateriale, tipica di terroristi molecolari sparsi nel mondo che agiscono in modo sincronizzato a comando.  

Un ritorno al futuro che potrebbe riuscire ad ISIS, perché ha un leader - Al Bagdadi _ molto più incisivo nell'immaginario islamico del management che dirige ora Al Qaeda. Potrebbe riuscire, se non fosse per le contraddizioni strutturali dell'azione dello Stato Islamico, prima fra tutte proprio lo scontro e la frattura tra Sunniti e Sciiti.

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