Psicologia del terrore

Terrorismo Psicologico

Psicologia del terrore

Decostruzione dei pattern comportamentali e del profiling psicologico: una metodologia di psicologia criminale.

 Nell'ambito dell'attività di ricerca presso la società C-cube, abbiamo sviluppato la Teoria della Decostruzione. La decostruzione è una metodologia di valorizzazione dei limiti di un fenomeno, che si propone innanzitutto di identificare la costruzione concettuale e linguistica di una determinata informazione. Quale fase specifica prevista dal modello COMP, la decostruzione è un modo per smontare un fenomeno e per rimontarlo secondo diversi criteri. La conoscenza di un evento viene interpretata al di là della sua trama evidente con la rottura dei suoi metalivelli, cioè con la sua consequenzialità spaziale e temporale. La successione logica degli avvenimenti è ordinata dagli attori su basi storiche e le regole sociali e non secondo la predefinita susseguenza razionale dell'analista. La decostruzione è una tecnica utilizzata per incrementare la percezione degli eventi invertendo e modificando le regole di composizione per evidenziare in un nuovo contenitore gli elementi connotativi e denotativi.

Il COMP[1] (Complex Order Multiphasic Program) serve a stabilire a quale livello di realtà è necessario posizionarsi per analizzare un fenomeno. Più in generale potremmo affermare che il COMP è uno strumento di misurazione della complessità fenomenologica di un evento. Nel COMP l'analista scompone l'ordine di una informazione scollegandone i segmenti secondo il criterio per cui il concetto di una informazione emerge non dalla somma delle proposizioni associate, ma dalla relazione fra queste.

Applicando la decostruzione del COMP ai pattern comportamentali e/o al profiling psicologico degli individui, abbiamo identificato, tre meccanismi fondamentali (funzioni conservative del comportamento):

1) processi cognitivi (pensieri, definizioni, interpretazioni, giudizi, convinzioni, attenzione, percezione, memoria, linguaggio). Un processo cognitivo è la sequenza dei singoli eventi necessari alla formazione di un qualsiasi contenuto di conoscenza, cioè dei nessi causali tra variabili indipendenti (trattamenti) e dipendenti (prestazioni). Senza entrare nella articolazione delle diverse fasi della psicologia cognitivista (cognizione, metacognizione, ecologica), noi abbiamo svolto da tempo uno studio sulla morfologia delle percezioni, derivante dalla teoria della discontinuità (vedi teoria complessità sostenibile) applicata alla psicologia di Zeeman. Lo studioso ha adattato la topologia differenziale di Thom alla percezione dello stato di crisi dei carcerati, disegnando una morfologia dei comportamenti dei singoli, al fine di stabilire la ragione per la quale tutti i detenuti, che normalmente mostrano differenze individuali nel comportamento, di fronte ad uno stato di crisi esibiscono lo stesso comportamento. Questo dato trova applicazione nel profiling dei terroristi che, al pari dei detenuti studiati da Zeeman, hanno pattern comportamentali simili nelle situazioni di stress intenso. Si tratta di rappresentare morfologicamente le discontinuità percettive dei soggetti che estraggono alcuni elementi (figure) dallo sfondo. Si tratta cioè della decodificazione del processo con cui un certo soggetto percepisce, sedimenta e stratifica le percezioni. In questo caso non ci si preoccupa della fase statica, ma del processo, cioè della dinamica di percezione e della sequenza cognitiva.

2) attivazioni neuro-vegetative (stati d'animo, emozioni), intese come modificazioni fisiologiche dell'organismo in risposta ad un'emozione. "La lista delle manifestazioni neurovegetative che possiamo distinguere è lunga per l'una o l'altra emozione: conduttanza della pelle (R.P.G., o Reazione Psico-Galvanica), velocità cardiaca, livello della tensione sanguigna, vaso costrizioni e vaso dilatazioni, velocità, oscillazioni e regolarità della respirazione, temperatura della pelle, sudorazione, diametro pupillare, secrezione salivare, funzionamento peptico, contrazione o rilassamento degli sfinteri, attività elettrica cerebrale, analisi chimica e ormonale del sangue, delle urine e della saliva, metabolismo basico sono più o meno modificati." (Fraisse e Piaget, 1975)[2]. L'attivazione del sistema neurovegetativo è del tutto involontaria rispetto alla coscienza, e produce manifestazioni osservabili e decodificabili.

3) attivazioni neuro-muscolari (comportamenti o tendenze comportamentali), la fuga, la resistenza, l'immobilità, la lotta. Una volta decodificato lo stimolo percepito, e caricatolo di valenza emotiva, in questo caso a contenuto fobico, il cervello attiva una serie di risposte neuromuscolari, concentrando tutta l'energia a disposizione sui muscoli interessati. Il fine è sempre la conservazione dell'individuo. I ricettori del muscolo ricevono il segnale in modo automatico e senza che il soggetto intervenga volontariamente. Questa fase, geneticamente programmata, è successiva e strettamente dipendente dalla decodifica dello stimolo, dal punto di vista percettivo, da parte del SNC, e soprattutto dalla valenza emotiva che il soggetto vi attribuisce. E' quest'ultimo che, in modo più o meno condizionato, compie la scelta della strategia da mettere in atto. Senza un intervento diretto e attivo da parte del soggetto percipiente, nessuna delle tre fasi può essere svolta in modo efficace e finalizzato.

La dinamica di decomposizione delle tre funzioni da noi individuata è una sequenza standard. I processi cognitivi (1) e le attivazioni neurovegetative (2) si attivano generalmente in modo integrato e congiunto, e stimolano soltanto in un secondo momento le attivazioni neuro muscolari (1+2=3). De Silvestri[3], al contrario, rappresentando il livello scientifico generale e la comune idea dei ricercatori, in un articolo dal quale ha preso spunto questo studio, non scandisce questa differenza tra le fasi, considerandole piuttosto processi e attivazioni coordinate e concomitanti. Per noi invece sono in sequenza, anche se non necessariamente lineare e simmetrica, ma comunque ordinata.

Questa evidenza applicata preferibilmente ai sistemi chiusi (aeroporti e ospedali), ci permette di individuare i comportamenti minacciosi e di evitare che producano un rischio per l'intero sistema. La differenza tra minaccia e rischio è nota nella letteratura scientifica. La minaccia è uno stato di percezione delle alterazioni. Il rischio è un pericolo incombente. La sicurezza si assicura evitando che la minaccia si trasformi in rischio[4]. L'analisi psicologica ci permette di interrompere il processo degenerativo di una minaccia relativamente agli stati identificativi dei gesti più o meno evidenti.

Non basta una tecnologia.
Occorre una metodologia.
E la decostruzione dei comportamenti ci è risultata utile.

Infatti, una volta classificata un'attivazione neuro muscolare (x es. la postura, un modo di tendere un braccio, o come poggiare il peso) possiamo risalire all'attivazione neurovegetativa, se non ci sono processi cognitivi in atto (3-1=2); o risalire ai processi cognitivi se non c'è un'attivazione neurovegetativa in atto (3-2=1). Delle quattro fasi del COMP (analisi delle evidenze, demoltiplicazione causale, destabilizzazione estremizzata, Tecniche di formalizzazione), questa rappresenta la fase cosiddetta della analisi delle evidenze, cioè la individuazione del valore-ragione che regola o ordina il caso e che costituisce il secondo metalivello di ogni accezione logica nella interpretazione di un fenomeno.

Precedentemente l'analisi dei comportamenti minacciosi era stata sottoposta a una scrematura generale di variabili ininfluenti e devianti con la prima fase di decostruzione del COMP, la destabilizzazione estremizzata, cioè la capacità di contrarre e deformare le informazioni fino al loro limite estremo. In questo caso ci permette di individuare le funzioni conservative del comportamento, primo metalivello, privo di congruità con il contesto relazionale di riferimento cioè decontestualizzato grazie alla estremizzazione. Successivante si procederà con la demoltiplicazione causale che significa individuare i molteplici processi che costituiscono il comportamento minaccioso. Ma questo sarà oggetto di un successivo articolo.

Invece, applicando la quarta fase della decostruzione, che consiste nella riformulazione del modello interpretativo in base alle funzioni conservative del comportamento, è possibile costruire un algoritmo genetico (algoritmi cioè che sono in condizione di archiviare dimenticare gli input quantitativamente meno rilevanti e quindi ad esempio dimenticare il 3-2 e concentrarsi sull'1,oppure dimenticare il 3-1 e concentrarsi sul 2, mettere anche il + , in funzione delle esigenze strategiche della sicurezza) in grado di individuare una o tutte le funzioni conservative del comportamento anche nella loro sequenza standard[5].

Epistemologicamente il lavoro consiste nella congiunzione della metodologia di decostruzione del COMP con il metodo tradizionale galileiano di esperimento controllato. Galileo, infatti, ha introdotto questa nozione nel patrimonio scientifico del mondo. Egli riteneva che " se si ha una teoria sul funzionamento di fenomeni, si deve costruire un esperimento in cui tutte le variabili tranne quella di cui si è interessati siano controllabili. Quindi, mantenendo costanti le variabili controllate, si può misurare la variabile che ci interessa, verificando così l'ipotesi teorica di fronte alla corte suprema dell'osservazione " (3 - 2 = 1).

Questo è il criterio che stiamo utilizzando nella costruzione dell'algoritmo genetico per il virus cura in tema di contrasto dei comportamenti mediatici in internet dei pedofili. Lo stesso criterio può essere applicato a ogni forma di comportamento criminale, sia esso individuale od organizzato (mafia, terrorismo). Naturalmente quello organizzato è più semplice.


[1] Per una migliore trattazione del COMP vedi in questo stesso sito Ceci A., INNOVAZIONE E INVESTIGAZIONE.
[2] Fraisse Paul, Piaget Jean (1963), Traité de psychologie expérimentale: motivation, émotion et personnalité, tome V, 3ème édition 1975, Paris, Presses Universitaires de France, p. 287.
[3] De Silvestri C., Diagnosi del Terrore
[4] Ceci A., IMITATION OF LIFE, CeAS Edizioni, Roma 2003
[5] Casti L. John, PARADIGMI PERDUTI, Comunità, Milano 1991

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