Intelligence e democrazia

La relazione responsiva nella società della comunicazione

Intelligence e democrazia

14.00

Avrà qualche significato che la lingua italiana ufficiale stenta a recepire il termine “Intelligence”? Eppure la chiara derivazione latina dovrebbe aiutare i nostri linguisti ad introdurre questo termine nel vocabolario più di altri termini che tali nobili derivazioni non hanno.

Descrizione

La relazione responsiva nella società della comunicazione

Avrà qualche significato che la lingua italiana ufficiale stenta a recepire il termine “Intelligence”? Eppure la chiara derivazione latina dovrebbe aiutare i nostri linguisti ad introdurre questo termine nel vocabolario più di altri termini che tali nobili derivazioni non hanno.

E così “Intelligence” rimane nel nostro Paese e nella nostra cultura nella vaghezza, quasi in un ambito di segreto e di umbratilità; l’indeterminatezza fa sì che il vocabolo possa addirittura essere inteso ed utilizzato correttamente sia in senso maschile che femminile. Se per “Intelligence” si intende la struttura o l’organizzazione il termine è concordato al maschile, mentre se per “Intelligence” si intende l’attività il termine si concorda per lo più al femminile. Si impiega dunque un aggettivo e non un sostantivo per indicare una delle attività più antiche, più affascinanti e più delicate condotte dall’uomo per assicurare sicurezza al gruppo, alla polis, all’organizzazione, al Paese di appartenenza.

E’ di grande importanza ed interesse che in ambito universitario ci sia chi si adoperi per creare cultura dell’Intelligence. Alessandro Ceci appunto, nel suo libro “Intelligence e democrazia” compie con successo un rilevante sforzo intellettuale e scientifico per delineare il ruolo dell’Intelligence in una moderna democrazia. Una vera e propria scoperta, una teoria innovativa che deriva da un notevole ed accurato impegno culturale.

Ceci affronta il problema del rapporto del potere con uno dei suoi più delicati strumenti in ogni sua sfaccettatura e riesce a concepire e proporre al lettore elementi di novità. Altro grande pregio di questo lavoro è fare cultura dell’Intelligence, studiarne a fondo ruoli, attitudini e capacità nel tentativo di far comprendere a tutti, con tutta la valenza del rigore scientifico dello studioso, che questa materia è di interesse vitale per uno Stato moderno. Oggi più che mai la sicurezza del sistema democratico non può prescindere dal supporto offerto dall’Intelligence.

Le proposte innovative e le considerazioni dell’Autore possono o meno essere accettate e possono essere totalmente o parzialmente condivise. Non è questo il punto. Ceci offre un contributo scientifico di valore ad un argomento di grande attualità; affronta una materia complessa, in continuo divenire, profondamente e sostanzialmente mutata in ogni sua componente da processi di destabilizzazione inarrestabili, che hanno rivoluzionato il nostro stesso modo di vivere e di pensare attraversando con effetto dirompente non soltanto le organizzazioni, ma gli stessi principi fondanti che facevano da base e da collante per le organizzazioni stesse.

Tutto è rimesso in discussione, ogni schema è saltato, l’era della comunicazione ha sconvolto e, spesso, ridicolizzato l’antico concetto di segreto. Quasi nulla è mistero. Tutto lo scibile umano è disponibile in ragione di un buon 90 – 95%  sullo schermo di un PC comperato per pochi euro. Il sussurro della spia, dell’informazione riservata è divenuto spesso un urlo difficile da gestire e da contenere.

L’autore giustamente evidenzia come la gestione delle informazioni sia delicatissima non soltanto per quanto concerne la fase di analisi di ciò che è acquisito, ma forse ancora di più quando il prodotto Intelligence viene comunicato. Un rapporto delicato e difficile si è instaurato tra Intelligence e comunicazione e democrazia e comunicazione. L’analisi di questo rapporto è base per fare oggi Intelligence, a tutti i livelli. Un confronto, questo, ancora in espansione, che rischia di far saltare ed implodere lo stesso concetto di Intelligence e lo stesso concetto di Democrazia.

La comunicazione è stata sempre uno strumento di grande impatto, utilizzata da sempre dal potere, ma oggi più che mai è divenuta elemento determinante di condizionamento e, di fatto, essa stessa potere che può utilizzare altri strumenti o essere utilizzato per raggiungere obiettivi impensati: particolarmente giusta è la riflessione che, in taluni casi, i responsabili dell’Intelligence divengono Capi di Stato, detentori del potere, particolarmente giusta è la riflessione che il potere del terrorismo moderno è tutto incentrato sulla comunicazione.

Un lavoro ineccepibile, di ottimi contenuti; fa enorme piacere constatare come l’Autore rammenti che alla base di questo lavoro sia l’iniziativa geniale e coraggiosa presa qualche anno orsono da Maurizio Calvi che rese la sua piccola e storica cittadina di Priverno sede del primo convegno sull’Intelligence in Italia. Se questo è il frutto o uno dei frutti di questa iniziativa si ha la dimostrazione che si è trattato di una scommessa vinta.

Il lavoro si chiude con una riflessione di straordinario spessore che merita riflessione e trattazione scientifica: l’Intelligence ha bisogno di etica. “Senza etica – conclude infatti Ceci - l’Intelligence è una costante minaccia alla nostra serenità e alla nostra democrazia.”

Titolo: “Intelligence e Democrazia” – La relazione responsiva nella società della comunicazione

Editore: Rubbettino 2007

Prezzo: € 14,00

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