LE INUTILI LEZIONI DELLA STORIA

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LE INUTILI LEZIONI DELLA STORIA

Facciamo una valutazione serena, per quanto sia possibile in questo momento. Sebbene resta la incredula sensazione di una cronaca di una esplosione annunciata. Dopo circa 50 anni di lotta al terrorismo, contro ogni terrorismo arabo, sia laico che fondamentalista, che ha sempre aggredito mezzi di trasporto in spazi affollati, un altro attentato ai mezzi di trasporto in spazi affollati.
E’ una cosa veramente imbarazzante per l'intelligence Occidentale.
Ero bambino quando i terroristi arabi, fossero essi islamici o i Fedayn di Arafat, attaccarono aeroporti e metropolitane, dirottarono navi ed aerei, insomma i mezzi di trasporto e i luoghi di massa, e hanno fatto oggi un attentato tranquillamente ai mezzi di trasporto e nei luoghi di massa. Scegliendo con serenità gli obiettivi strategici senza alcun contrasto in una città che doveva essere blindata proprio perchè era stata informata della possibile reazione e lo aveva pure comunicato al mondo. Sono arrivati senza colpo ferire alle linee aeree americane e alla stazione metropolitana più simbolica perchè più vicina al Parlamento Europeo. Dove erano i cani antibomba, i corpi speciali super armati e le procedure che riempiono i nostri incubi notturni prima di ogni viaggio?

Allora cerchiamo di riflettere sul fenomeno per superare i discorsi che si fanno, sempre gli stessi, sempre dopo, come forma psicologica di massa di elaborazione del lutto.

1 - La prima novità è dunque questa, che non ci sono novità. Gli attentati sono sempre gli stessi, sempre con la stessa metodologia, sempre negli stessi luoghi, sempre con gli stessi simboli. E noi li cerchiamo ovunque tranne dove sono sempre stati. Se proprio non si può controllare tutto, che è ovviamente impossibile, almeno si controllino i luoghi affollati e i mezzi di trasporto.

2 - Il secondo aspetto è quello che riguarda il sincronismo molecolare del nuovo terrorismo dell’ISIS. Tutti gli attentati degli ultimi 5 anni sono stati sincronizzati. Per essere sincronizzati e per sconvolgere la comunicazione di massa con una piccola molecola del terrore bisogna essere più, non meno, organizzati. Il che ci fa pensare che ogni cellula, in ogni capitale Occidentale è sempre già quasi pronta a compiere un attentato e si attiva al momento strategicamente opportuno. Non più dormienti ma in stand by.

3 - Il secondo aspetto ci conduce direttamente al terzo. A differenza del terrorismo di Al Qaeda, che costruiva propri autonomi eventi esplosivi essendo occulto e avendo una insuperabile esigenza di apparire; il terrorismo dell’ISIS non è occulto, l’immagine della matrice di provenienza in guerra è sempre presente e vigile sui mezzi di comunicazione di massa. Allora adotta le modalità della guerriglia urbana tipica dei vecchi Tupamaros e delle Brigate Rosse italiane: è reattivo, agisce contro le azioni o le decisioni del nemico, porta in casa del nemico le condizioni di guerra che il nemico porta in casa sua. E’ successo in Francia dopo il bombardamento delle loro postazioni in Siria da parte degli aerei da combattimento Francesi; è successo a Bruxelles dopo l’arresto del terrorista islamico Salah; succederà ovunque dopo una decisione o una azione politica o militare assunta. Questo elemento ci fa pensare che nella loro percezione coloro che noi consideriamo terroristi militanti sono considerati militari del terrore. E come in ogni guerra la loro azione è una azione di deterrenza contro le decisioni politiche del nemico. Il che ci permette anche di poter prevedere con maggiore precisione il luogo degli attentati.

4 - Il quarto aspetto, molto più sofisticato ma altrettanto importante, riguarda il terrorismo ologrammatico e, più precisamente, la gestione del fronte d’onta della comunicazione dei media occidentali. A tal proposito mi sento di consigliare gli operatori mediatici di intelligence di non dire menzogne tattiche, come quella secondo cui Salah fuggiva prima di tutto dall’ISIS perchè non si era martirizzato. Oggi sappiamo che era un argomento totalmente falso, finalizzato a bloccare il sostegno nel mondo islamico dell’attentatore, che invece, come si vede, è stato corposo e addirittura vendicativo. Oggi quello, che era il leit motiv della caccia, è caduto decisamente nell’occulto, non ne parla più nessuno, e ci fa capire che Salah non è affatto un personaggio minore, ma un dirigente importante il cui arresto - nemmeno la morte - merita la vendetta. L’ISIS gestisce il fronte d’onta della comunicazione occidentale tentando di influenzare le decisioni politiche, sapendo che i popoli del nostro mondo non possono essere tenuti troppo a lungo sotto stress, senza un feedback elettorale negativo. Sanno perfettamente gestire il sentiment politico della nostra medialità e lo avevano già dimostrato con gli stupri sincronizzati di capodanno in Germania.

E difatti l’Italia sta molto attenta alla sua nuova politica estera.

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