LA FINE DELLA PSICOLOGIA PENITENZIARIA

LA FINE DELLA PSICOLOGIA PENITENZIARIA

Entra in vigore in queste settimane il D.P.C.M. 1 aprile 2008 che regola "Modalità e criteri per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria".

In sostanza, tutte le attività svolte dagli psicologi e da tutti gli altri operatori della salute mentale nelle strutture penitenziarie, "negli istituti penitenziari minorili, nei centri di prima accoglienza e negli ospedali psichiatrici giudiziari, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute e del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione," vengono trasferite "dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e dal Dipartimento della giustizia minorile del Ministero della giustizia al Servizio sanitario nazionale", con tutte le funzioni sanitarie, i rapporti di lavoro delle risorse finanziarie e le attrezzature e beni strumentali, afferenti alla sanità penitenziaria".

Solite beghe burocratiche italiane.

No.

C’è un po’ di più.

Stavolta viene inflitto l’ennesimo colpo basso alla psicologia, che, come sempre viene denigrata. Tutto merito dell’organo di controllo predisposto, l’Ordine degli Psicologi Italiani, viene da pensare.Che dopo aver lasciato accorpare la facoltà di Psicologia a quella di Medicina, dopo non aver operato per far inserire i propri iscritti negli ambiti professionali di competenza, ora sigla, con un atto totalmente autocastrante, l’intesa con gli organi di governo per far sparire definitivamente gli psicologi anche dalle strutture penitenziarie.

Effettivamente non se ne ravvedeva il bisogno, visto che non sono ritenute istituzioni patologizzanti, nelle quali convivono le situazioni più delicate e complesse!!

“Nel 2012 sono stati stanziati 1.095.727 euro per gli “esperti Psicologi ex. Art. 80”; la popolazione complessiva dei detenuti presenti nel 2012 (al 1° gennaio + entrati dalla libertà) è stata di 129.917; la retribuzione oraria lorda è di 17,63 euro. Da questi semplici dati si evince che l’intervento psicologico e criminologico è stato nel 2012, in media, di 28 minuti per detenuto. Probabilmente è inutile aggiungere altro.” Dal sito della SIPP- Società Italiana Psicologia Penitenziaria http://sipp.jimdo.com/appello/testo-appello/

Evidentemente era anche troppo.

Se si considerano le emergenze e il sovraccarico trattamentale al quale gli esperti devono fare fronte, i 28 minuti diventano per alcuni meno di 0 secondi all’anno. Per anni, alcuni detenuti non riescono affatto a beneficiare del trattamento dello psicologo. E in carcere gli anni sono più lunghi che fuori.

Aldilà del “si poteva fare” , è utile sottolineare due questioni molto semplici, ma altrettanto paradossali, che il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni TRATTAMENTALI (non significa sanitarie) determina.

La più immediata è quella di ordine scientifico- metodologico: la psicologia penitenziaria non è la psicologia clinica applicata in carcere, ma una disciplina a sé stante, con un proprio oggetto di indagine e delle proprie

metodologie di analisi e di intervento. Che, a volte, sono molto diverse da quelle applicate nel setting clinico. Alla base di questo decreto c’è probabilmente il presupposto – errato - che il reo abbia un nucleo patogeno che lo spinge a delinquere, e che quel nucleo vada curato ed estirpato, come una carie ai denti. Ma non è così.

La stragrande maggioranza dei detenuti italiani delinque per scelta, a volte per necessità, ma sono davvero minori i casi in cui il reato deriva da una chiara psicopatologia o da un grave disturbo della personalità.

Non è cosi, per fortuna. Per fortuna perché, in questo modo, è più facile intervenire a livello preventivo ed al livello di attivazione delle reti sociali e del rafforzamento delle risorse interne. E questo gli psicologi penitenziari lo fanno tutti i giorni. Per più di 28 minuti all’anno.

L’altra questione è di ordine pratico e logistico. Sguarnire la struttura interna dell’Amministrazione Penitenziaria è un atto poco conveniente al Ministero della Giustizia, che perde cosi giurisdizione e possibilità di ingerenza nelle scelte trattamentali.

Non solo.

Gli esperti psicologi ex. Art 80 OP vengono nominati tramite concorso pubblico per titoli e colloqui. Il Sistema Sanitario Nazionale, non avendo a disposizione psicologi in numero sufficiente neppure per le strutture territoriali (ASL),sta affidando il servizio a cooperative private. Cosi, in stile perfettamente made in Italy, si fanno fuori i meritevoli e si inseriscono gli amici.

E’ in corso l’accertamento per eventuali ricorsi, ma la tendenza del nostro paese è drammaticamente chiara.

Tanti saluti e grazie.

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