Induzione: passaggio logico tra endofasia e formalità.

Induzione: passaggio logico tra endofasia e formalità.

Proviamo a collegare due articoli a nostro parere importanti usciti nell'ultimo numero de LE SCIENZE (mese di settembre 2014).

Uno riguarda la memoria e le due funzioni ad essa ricondotte. La prima funzione è il completamento del pattern, ovvero la capacità di alcuni input esterni di evocare un ricordo di un’esperienza precedente. La zona che se ne occupa è l’ippocampo. Precedentemente al recupero, tuttavia, il ricordo deve essere conservato correttamente. A questo è indirizzata l’altra funzione della memoria: la separazione del pattern, compito sempre dell’ippocampo, è una funzione che registra gli eventi in modo da distinguerli tra loro. Il giro dentato, infatti, accentua le differenze fra un evento e il successivo, attivando selettivamente sottoinsiemi discreti, non sovraposti, di neuroni.

Quest’ultima capacità è collegata alla produzione di neuroni nuovi. Depressione, disturbo traumatico post-stress, ansia e declino cognitivo prendono giovamento dalla neurogenesi. Un metodo per la formazione di neuroni negli animali adulti è l’attività fisica[1]. Per questo pensiamo che la conquista della posizione eretta, che ha permesso spostamenti più rapidi e più a lungo,ha fatto in modo di avere una seria generazione di nuove cellule, che hanno poi favorito la separazione di patter, codificando nuove informazioni.

Ogni solutore di problemi, forse anche l'essere umano,è un essere seriale che vaglia le soluzioni (euristiche) e sceglie quella più efficiente (o con il percorso più breve, ovvero con il numero di passi richiesti per risolvere il problema minore). Quando siamo davanti a numerosi cambiamenti di set, le euristiche possono intrecciarsi e collegarsi per risolvere problemi più difficili.

Newell, Shaw e Simon considerano, dunque, l’immaginazione come un processo di astrazione e generalizzazione: la prima forma di induzione. Grazie a questa operazione, da pochi fenomeni possiamo generalizzare in leggi che, teoricamente, dovrebbero ripetersi. Molto probabilmente questa necessità era dovuta ai numerosi spostamenti avuti grazie alla conquista della posizione eretta. La visione di numerosi ambienti, di numeri set in cui dover risolvere problemi, ha generato la necessità di prevedere gli eventi attraverso una regolarità, data dalla generalizzazione; con la conseguente creazione di categorie generali. L’induzione genera aspettative. Le categorie hanno bisogno di capire se una cosa appartiene ad una categoria, oppure no [2].

Elena Castellani afferma che, nella scienza, le inferenze usate possono essere classificate nel sequente modo. L’inferenza deduttiva si ha che, quando sono legittime, da premesse vere si arriva a una conclusione vera. Di altro tipo, invece, è l’inferenza induttiva: premesse vere conducono a conclusioni che hanno una certa forza, ma mai una certezza.

Quest’ultimo tipo di inferenze viene anche denominata inferenza ampliativa, in quanto le conclusioni aggiungono contenuto alle premesse: dicono qualcosa di differente da ciò che si può estrapolare dalla mera analisi logico-linguistica o formale, a partire dalle premesse. Ed è proprio questo carattere ampliativo che rende la conclusione sempre incerta[3].

Classico esempio di induzione ampliativa è l’induzione enumerativa. L’inferenza ci permette di estrarre, osservati un certo numero di casi (le premesse), una conclusione generale. È usata spesso  nell’analisi di un fenomeno: quando un certo fenomeno si presenta un numero elevato di casi, si pensa che quel fenomeno sia un fatto generale, il quale avviene in tutti i casi possibili. I casi singoli sono spiegati dalla legge astratta come casi particolari.

Altro esempio di induzione ampliativa è sono le abduzioni, termine coniato da C. S. Pierce. Questa inverte l’ordine inferenza e spiegazione: davanti ad una evidenza s’inferisce l’ipotesi che ci permette di dare una spiegazione possibile, generalmente la più plausibile o quella che riteniamo “migliore”. Questa inferenza alla migliore spiegazione ha come base il fatto che la capactà esplicativa sia la guida che ci consente di selezionare l’ipotesi da adottare.

Sia nell’induzione enumerativa che nell’abduzione, la conclusione ottenuta non è l’unica possibile: dalla stessa evidanza possono venir fuori altre ipotesi. Questo viene chiamato in filosofia sottodeterminazione delle ipotesi (o delle teorie) da parte dell’esperienza. Ogni inferenza ampliativa lascerà aperta la conlcusione di essere riveduta o eventualmente abbandonata in futuro: questo è il problema dell’induzione[4].

Il passaggio logico, dunque, tra la dimensione endofasica e la dimensione formale è data  dall’unica inferenza logica non controllata. Il paradosso dei corvi mostra come l’induzione sia qualcosa staccata dalla ragione: è impossibile vedere tutti gli individui  di una classe, per esempio i corvi, per inferire un’astrazione controllata, tutti i corvi sono neri. Possono esistere sempre individui che invalidano l’inferenza, esistono anche corvi bianchi. Il processo inverso, che prenderà forma con Aristotele, abbiamo visto, è la deduzione (il sillogismo) che consiste in una delle inferenze logiche controllate dalla logica formale[5].

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