Eutanasia Senza Frontiere

Eutanasia Senza Frontiere

In Svizzera è previsto il suicidio medicalmente assistito, e il malato, pur con un medico accanto, deve fare da solo. In Italia chi aiuta qualcuno a morire è punito dal codice penale per omicidio del consenziente (Art. 579 c.p.), reclusione da 6 a 15 anni, o aiuto e istigazione al suicidio (Art. 580 c.p.), da 5 a 12 anni di carcere1.

Sono una trentina in tutto gli italiani che all'anno vanno in Svizzera per non fare più ritorno. Connazionali "andati a morire in esilio", così li definisce Emilio Coveri, presidente di Exit-Italia. Nell'ultimo anno sono stati 2-3 al mese, con un trend in aumento, "complice una maggiore informazione sull'argomento".
Gli abitanti della Penisola ora sanno che c'è un modo per morire dignitosamente quando la malattia ti aggredisce togliendoti ogni dignità, fino a che ti spegne tra atroci sofferenze.

Un ponte verso la Svizzera è stato aperto con un accordo tra l’associazione Exit-Italia e la zurighese Dignitas, l’unica che nel paese elvetico accetta di accompagnare il suicidio anche di cittadini stranieri.

E la 'dolce morte' e il suicidio assistito si continueranno a praticare, visto che gli abitanti di Zurigo si sono pronunciati in modo nettamente contrario al referendum che puntava a chiedere al Parlamento svizzero di rendere punibile qualsiasi forma di istigazione e di aiuto al suicidio e soprattutto a porre fine al 'turismo della morte', vietando ai non residenti del cantone da almeno 10 anni la possibilità di porre fine alla propria vita.

Ma cosa accade a quei malati terminali che scelgono l'eutanasia? "La Dignitas - spiega Coveri riportando un esempio concreto - ha una graziosa casa immersa nel verde, nelle campagne di Pfaffikon. Qui si arriva solo dopo aver avuto l'ok alla propria richiesta di suicidio assistito e dopo aver stabilito il giorno. A questo punto, si giunge nella struttura e ci si confronta con medici e volontari. I camici bianchi, per legge, sono tenuti a convincerti di non farlo, tentano in ogni modo di farti desistere. Ma se il paziente è deciso a farla finita, dopo varie visite che ne attestano le condizioni, si procede con l'eutanasia".

"Il posto è confortevole - assicura il presidente di Exit Italia - si sceglie la musica che deve accompagnare alla fine, si sta con i propri cari, si ha il conforto dei medici e dei volontari". Materialmente, invece, "si prendono due pasticche anti-vomito - prosegue Coveri - Dopo 10 minuti, se si è ancora convinti, viene somministrato un composto chimico contenente un barbiturico e un sonnifero potentissimo che addormenta profondamente. Impiega 3 minuti a far chiudere gli occhi, nei successivi 5 sopraggiunge l'arresto cardiaco. Non si prova alcun dolore naturalmente", assicura2.

Secondo i dati di un rapporto Eurispes, sei connazionali su dieci si dicono favorevoli all'eutanasia. La quota dei propensi alla 'dolce morte' e' tuttavia diminuita dell'1,2% rispetto al 2010 e dell'1,8% rispetto al 2007. Mentre rispetto al 2010 e' aumentata nel 2011 la quota dei contrari, passando dal 21,7% al 24,2% 3.

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