La Chiusura degli OPG

La Chiusura degli OPG

Della criminalizzazione del malato psichiatrico o della psichiatrizzazione del reo?

Bisogna decidersi. Ormai non c’è più tempo. Oggi, 31/03/2015, chiuderanno definitivamente gli OPG in Italia. Sembra di essere tornati al 1978 quando la legge Basaglia chiuse i manicomi. Le motivazioni, allora come oggi, sono da attribuirsi alle condizioni disumanizzanti in cui vigono queste strutture. Si perché, rispetto ad allora, sono stati fatti dei passi in avanti rispetto alla tutela del malato mentale, ma ad analizzarne le condizioni odierne, non sono poi molti.

O, quantomeno, non sono sostanziali.

A distanza di più di 35 anni, la tutela del paziente psichiatrico obbedisce ancora a principi di ordine politico, come tutto il resto in Italia, e spesso moralisticheggiante, e non, piuttosto, ai principi della scienza e della cultura della prevenzione, ai quali dovrebbe essere naturalmente ispirata. Oggi come allora, quindi, la chiusura ha destato non poche polemiche. Perché non c’è una vera cultura del trattamento psicologico-psichiatrico e perché si pagano ancora le conseguenze di passati retaggi ideologici, che ostacolano i numerosi tentativi di risoluzione del problema.

Come diceva Basaglia in un’intervista, « Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c'è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione. » (Franco Basaglia).

Non è vero, non lo sappiamo. E non lo sappiamo perché ci ostiniamo a vedere gli elementi negativi di un fenomeno, e non l’intera parte.

Che le condizioni di reclusione siano deplorevoli non può essere ignorato, ma lo sono anche quelle di molte altre strutture penitenziarie italiane. Si potrebbe pensare di chiudere anche quelle? E una mentalità diffusa quella dell’eliminazione piuttosto che della riparazione, ma non sempre è quella corretta. Perché spesso l’eliminazione genera problemi di natura ancora più complessa che non il problema originario. Mi viene in mente un mio vecchio conoscente che quando si accorse che al bar che gestiva i dipendenti rubavano dalla cassa, propose di chiudere il bar. La cosa più razionale non sarebbe stata quella di sistemare la situazione interna?

Lo steso accade per gli OPG. Funzionano male, perciò vanno chiusi.

Non sarebbe più razionale sistemarne il funzionamento?

Il problema vero, comunque, più che l’allarme sociale che già di per se’ basterebbe, resta la destinazione dei detenuti.

I “meno pericolosi” saranno inviati presso le Rems (Residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza) che ancora pare non siano pronte, e gli altri saranno affidati alle strutture territoriali o alle carceri. Nelle strutture territoriali non può essere presente il personale di Polizia Penitenziaria preposto alla vigilanza del reo, mentre negli istituti penitenziari non è presente il personale sanitario specializzato, adibito al trattamento della psicopatologia.

In entrambi i casi, a perdere sarà sia il detenuto, che non potrà beneficiare di un trattamento professionale, sia la società, che dovrà affrontare il problema della sicurezza sul territorio.

Se invece queste ipotetiche strutture saranno in grado di garantire entrambi gli aspetti, quello psichiatrico e quello giudiziario, allora gli OPG non saranno mai stati chiusi. E, come spesso avviene, avranno solo cambiato nome.

Non valeva la pena tentare una ristrutturazione profonda e sistematica delle strutture già esistenti?

La verità è la deriva profonda del nostro sistema giudiziario rimasto intrappolato fra la criminalizzazione del malato psichiatrico e la psichiatrizzazione del reo.

 

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