Chierchia e le contraddizioni inconsce

Chierchia e le contraddizioni inconsce

Durante il festival delle scienze tenutosi a Roma lo scorso mese, molti sono stati gli interventi interessanti sul linguaggio. Hche ha colpito particolarmente è stato quello di Gennaro Chierchia. La domanda principale è stata: come mai l’informazione non si attacca al linguaggio musicale, mentre a quello naturale e a quello dei segni si?

La logica, che ci dice quando un’inferenza è valida, ci fa cogliere le contraddizione. La parte funzionale del lessico dà energia alla parte contenutistica (inferenza). I contesti delle parole funzioni dipendono dalle proprietà inferenziali.Una lingua è fatta per costruire strutture di parole; ma è anche un apparato inferenziale, formato anche da contraddizioni inconscie.

Che cosa sono le contraddizioni inconscie?

Mentre le contraddizioni conscie sono quelle che violano, per esempio, la legge della bivalenza A OR NOT-A. Alcune tipi di proposizioni risultano al parlante "agrammaticali", ovvero non sono corrette durante il proferimento nella loro struttura interna: queste possono essere considerate per Chierchia contraddizioni logiche. Cosa le differenzia dalle prime? Contraddizioni grammaticali sono accessibili all’introspezione; mentre quelle agrammaticali non lo sono. Un esempio di strutture agrammaticali[1]:  la frase “L ha mai L” è contradditoria per qualsiasi complementazione di L (ovvero sostituendo a L qualsiasi materiale linguistico). Le contraddizioni classiche, invece, hanno la seguente struttura: “L e non L” e sono contraddizioni utilizzabili solo se inseriamo in L lo stesso materiale linguistico, come A AND NOT-A.

Possiamo definire la grammaticalità quindi una formula ben formata e non illogica.

Possiamo rispondere alla domanda iniziale, dunque, che concetti e referenti che esistono senza un apparato inferenziale sono ciechi; ma un apparato senza concetti e referenti è vuoto. La matematica è senza note-contenuto e note-inferenziali; quindi senza logica e quindi non funziona: la logica e la creatività ci permettono di comunicare.



[1] Gajewski, Jon. 2010. Superlatives, NPIs and most. Journal of Semantics 27:125 – 137.

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